Da Giovedì 29 ottobre @ Myo Japanese Cuisine

 

TOKYO THE END
di Matteo Bracciali

Dal 29 ottobre al 8 novembre presso Myo Japanese Cuisine

Myo Japanese Cuisine apre per la prima volta le sue porte all’arte contemporanea e la scelta per la prima esposizione non poteva che ricadere su chi come noi in termini gastronomici, ha re-intrepretato lo stile di vita, i costumi e la cultura nipponica.

TOKIO THE END è un progetto artistico formato da  due cicli di lavori grafici TIMBRI e MANGA GEISHE.

CONCEPITO per le vie e la metropolitana di Tokio e Osaka nell’autunno 2013.

… “La prima opera riassuntiva, dal titolo emblematico “Mangiando Tokio”, rappresenta un ipotetico “IO” giapponese che girovago per la megalopoli e “FAGOCITO” quanto possibile.
“VISITO” gli odori, le abitudini, gli eccessi di disciplina e svago… “DIGERISCO” l’architettura, l’arte, i costumi, la vita comune della strada…
PENETRO con cerimonioso rispetto la cucina, sintesi di tutto, essenziale fonte di sostentamento e PIACERE…”

Da questo nascono le miei grafiche….

Le opere in questione sono state esposte al Super Studio più Milano 2014, alla Fabbrica del vapore Milano 2014, alla Grauengallery 2014 Monza e a Artefiera Genova 2015…

JAPAN MINI BURGER

Myo Japanese Cuisine sposa questa filosofia che prenderà forma e gusto con la proposta di un piatto speciale fuori menù che verrà servito per tutta la durata dell’esposizione.

Inaugurazione Giovedì 8 ottobre dalle ore 18

 

Flyer Tokio The End Myo fronte

Flyer Tokio The End Myo retro

LA MOSTRA, L’ARTISTA

“Tokyo the end” è un progetto artistico di viaggio che consiste in due serie di opere grafiche a tecnica mista, ( china, matita, collage e timbri metropolitana ) MANGA GEISHA e TIMBRI.
Opere realizzate tra le strade e la metropolitana di Tokyo e Osaka nell’autunno 2013.
Il progetto parte da una esigenza dell’artista di ricercare nuovi stimoli e influenze da ambienti metropolitani poco conosciuti e lontani dal solito retaggio culturale.
In un periodo storico dove tutto è a portata di “Mouse”, Bracciali sente la necessità di avere tutti e cinque i sensi coinvolti per attingere in modo totale a nuove visioni d’arte.
Ritiene che il modo più completo sia quello di trasferire ” lo studio”, luogo dove solitamente lavora, direttamente nelle strade delle polis visitate.
In questo caso si tratta delle megalopoli di Tokyo e Osaka. Come in passato per altri progetti analoghi in Palestina e Israele o a Maceió in Brasile, al Cairo oppure a Damasco, citandone solo alcune, si reca sul posto, liberandosi da sovrastrutture culturali,  influenzato solo da ciò che vede, sente, assaggia, odora, tocca, istintivamente crea le proprie opere.
Da vita così a ricerche antropologiche basiche, di primo impatto:  attraverso i disegni, come un reporter, scrive la sua esperienza di contatto.

La prima opera emblematica del ciclo nipponico sintetizza in modo assoluto tutte le successive:
” MANGIANDO TOKYO”…..  “un  ipotetico IO giapponese che cammina e fagocita la città….. ”  La città è  rappresentata dalla mappa sullo sfondo e da uno dei numerosi timbri della metropolitana che ha tra i denti.
Il resto del lavoro grafico parla delle abitudini, dello stoicismo, delle stravaganze legate al cibo, alla moda ( le Cosplay ) e al caratte emergente nazionale; Parla di luoghi pubblici dove tutto è  possibile, ( uffici in centro città con funzionari consulenti di perversione ) luoghi impensabili in occidente, della prostituzione verbale diffusissima ( le cuteness) e di come si occupi di tutte le più disparate fisse, della prostituzione maschile che fa girare miliardi di yen all’anno e del gioco d’azzardo il “Pachinco”: abominevole e inumano, immense sale da gioco con musica assordante, dove l’uomo vive un’esistenza da non individuo, diventa una macchina, un robot. Parla del senso del dovere e di rispetto verso il prossimo portato all’eccesso che se non osservato culmina nel gesto estremo del suicidio; Parla del raffinato senso estetico legato al pragmatismo coi quali, i giapponesi, risolvono in maniera efficace tutte le problematiche pratiche e le tematiche filosofiche che regolano la vita di ogni individuo, non solo in Giappone.
L’artista rappresenta coi suoi disegni come i giapponesi, senza nascondere nulla, senza celarsi dietro moralismi o dogmi religiosi, propongano e attuino una soluzione pratica e veloce a tutti i quesiti esistenziali.
Una società competitiva al massimo, che, in antitesi, è anche regolata dalla ricerca Zen, la via del DÓ, ovvero la ricerca di un cammino interiore atto a giungere all’illuminazione. Viene sintetizzata col disegno anche la ricerca costante di equilibrio e armonia che sopravvivono con forza anche sotto i grattacieli e i centri commerciali delle città che aggrediscono selvaggiamente con immensi video, urla e migliaia di scritte al neon il microscopico cittadino, qui come in nessuna altra parte al mondo.
L’artista ne viene affascinato. Completamente rapito riporta, a china su tavola, la capacità dei giapponesi di coprire con grandi atti di forza espliciti e palesi in tutto il mondo una società fatta di uomini con debolezze estreme.
Nelle opere di Matteo Bracciali si sottolinea soprattutto questo ultimo aspetto, volutamente nascosto al resto del mondo ma evidentissimo sul posto…

 

Le opere saranno esposte da giovedì 8 a domenica 18 ottobre e saranno visibili durante gli orari di apertura del ristorante:

Da Lunedì a Sabato 12.00 – 14.30 / 18.30 – 00.00

Domenica  18.30 – 00.00

Testo a cura di Matteo Bracciali e Grauen Gallery

 

INFO:

Myo Japanese Cuisine
via Pietro Nava, 9  – Lecco.
0341.780048
www.myosushi.it

Grauen Gallery
info@grauenstudio.it
www.grauengallery.com

Operathing: comunicazione
www.operathing.com
info@operathing.com

Matteo Bracciali
braccialimatteo@gmail.com
Visita il profilo facebook dell’artista

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